Sì, Gheddafi “must go”, ma come?
Barack Obama, Nicolas Sarkozy e David Cameron fanno bene a scrivere editoriali come quello apparso ieri su Herald Tribune, Le Figaro e Times per spiegare anche ai non volenterosi quello che ci vuole per portare la pace in Libia. Fanno male però a non spiegare come. Saltando il solito brodo a proposito dello scopo umanitario dell’intervento, la protezione dei civili, la faccia pulita dell’Onu e quella responsabile della Nato, gli animatori della guerra vanno al punto: “Gheddafi se ne deve andare, per sempre”. Leggi La rivolta in Siria sarà lo snodo di tutta la primavera araba
16 AGO 20

Barack Obama, Nicolas Sarkozy e David Cameron fanno bene a scrivere editoriali come quello apparso ieri su Herald Tribune, Le Figaro e Times per spiegare anche ai non volenterosi quello che ci vuole per portare la pace in Libia. Fanno male però a non spiegare come. Saltando il solito brodo a proposito dello scopo umanitario dell’intervento, la protezione dei civili, la faccia pulita dell’Onu e quella responsabile della Nato, gli animatori della guerra vanno al punto: “Gheddafi se ne deve andare, per sempre”. Vasto programma, non c’è dubbio, ma è la stessa litania antistrategica che a turno ripetono da un mese e mezzo. Obama è passato al verbo “must” contro Gheddafi il 3 marzo, dopo settimane di “auspichiamo”, “speriamo”, “ci auguriamo” e altre formule vuote del linguaggio diplomatico.
Il “must go”, al confronto, sembrava un colpo di fucile ma tale non era perché Gheddafi se n’è rimasto lì a fare la faccia brutta all’occidente e a salutare dal tettuccio di una Mercedes. Sono arrivati i bombardamenti della “coalizione dei volenterosi” e poi quelli della Nato, che non hanno dimostrato di essere strumento utile per proteggere i civili né per dare copertura ai ribelli pasticcioni, e lui è rimasto. Ora che la Nato è diventata la “coalizione dei riluttanti”, l’America si è seduta sul sedile posteriore e i calcoli politici nazionali rendono l’Alleanza un’arma spuntata, i trascinatori della guerra canticchiano un ritornello di principio che è splendido quanto inneficace. Non possiamo buttare giù Gheddafi, se ne deve andare lui, dicono; ma se le bombe non l’hanno convinto, il rais non se ne andrà dopo aver letto i giornali internazionali.
Il “must go”, al confronto, sembrava un colpo di fucile ma tale non era perché Gheddafi se n’è rimasto lì a fare la faccia brutta all’occidente e a salutare dal tettuccio di una Mercedes. Sono arrivati i bombardamenti della “coalizione dei volenterosi” e poi quelli della Nato, che non hanno dimostrato di essere strumento utile per proteggere i civili né per dare copertura ai ribelli pasticcioni, e lui è rimasto. Ora che la Nato è diventata la “coalizione dei riluttanti”, l’America si è seduta sul sedile posteriore e i calcoli politici nazionali rendono l’Alleanza un’arma spuntata, i trascinatori della guerra canticchiano un ritornello di principio che è splendido quanto inneficace. Non possiamo buttare giù Gheddafi, se ne deve andare lui, dicono; ma se le bombe non l’hanno convinto, il rais non se ne andrà dopo aver letto i giornali internazionali.